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gli antichi mestieri artigiani

Un'antica capacità di esecuzione riproposta oggi per rappresentare un'epoca in cui la manodopera sfidava la perfezione, tanto forte era la volontà di fare, senza risparmio di energie.

bottaio
cestaio
cartapestaio
fabbro ferraio
falegname
impagliatore
mosaicista
ricamatrice a tombolo
sarto
scalpellino
stampatore
tessitrice
vasaio

Nella realtà meridionale, sin dal Cinquecento, Lecce capoluogo del Salento emerge incontestabilmente per l'elevata percentuale degli addetti nel settore artigianale.
Varie sono le motivazioni che spiegano questo primato: l'esistenza di una nutrita classe elitaria, un rilevante movimento di mercanti stranieri e di scambi commerciali, la costante richiesta di costruzioni civili (palazzi patrizi) e religiose (chiese e conventi), sono tutti fattori che concorrono a determinare la domanda di beni e servizi artigianali.
Nel corso del Seicento la costruzione della Lecce sacra dà un notevole impulso al settore dell'edilizia e alla relativa produzione di manufatti e di arredi ecclesiastici.
Si costituisce, in questo periodo, la realtà più tradizionale di antico regime che vede un notevole incremento nella metà del Settecento raggiungendo poi un assestamento qualitativo, legato ancora una volta al tipo di prestazione richiesta.
Nel XVIII secolo la città civile emerge rispetto alla città chiesa, la nascente borghesia commerciale insieme all'aristocrazia accrescono e arricchiscono le proprie dimore, accogliendo con entusiasmo il gusto decorativo imperante nella capitale.
Tra i materiali cosiddetti 'alla moda', viene introdotta la cartapesta, usata largamente nelle strutture effimere napoletane e diffusa nell'ambiente leccese da un artista eclettico come Mauro Manieri, sempre aggiornato sulle nuove tendenze metropolitane. L'arte della cartapesta riscuote un immediato successo, divenendo protagonista nella produzione artistica di soggetti sacri e profani per la sua versatilità, rapidità d'esecuzione e soprattutto per la sua leggerezza.
Per queste sue caratteristiche la nuova tecnica entra in concorrenza con la produzione scultorea commissionata ancora in larga parte agli artefici napoletani, che utilizzano i materiali nobili della tradizione, quali l'argento, il marmo e il bronzo.
Si forma così una generazione di cartapestai locali che interpreta in maniera autonoma e originale il modello napoletano e che allarga il proprio campo operativo anche nella vasta provincia.
Nell'Ottocento la fama dei mastri cartapistari varca i confini nazionali, raccogliendo plauso ovunque, tranne che nella propria realtà culturale, dove la stessa produzione viene sottovalutata artisticamente e non considerata come potenziale risorsa economico- occupazionale.
L'incidenza nella struttura produttiva locale dei più diffusi mestieri si evince dall'esistenza di intere isole caratterizzate da botteghe specializzate nella lavorazione di un determinato materiale; ricordiamo, ad esempio, l'isola dei ferrari riportata dalle cronache dell'epoca: "situata nei pressi del palazzo del Governatore o Còcule, isola demolita nel 1900 per dar posto alla Banca d'Italia e alla piazza di Santa Chiara".
I manufatti che uscivano dalle fucine artigiane (maniscalchi, coltellari, stagnari e ottonari, tornitori, mastri d'ascia, figuli) soddisfacevano anche le molteplici esigenze del vivere quotidiano, richieste dalla laboriosa civiltà contadina di una provincia ricca di comuni: dagli utensili per il lavoro dei campi, botti e recipienti di terracotta per la conservazione dei prodotti agricoli, carri per il trasporto delle merci sino agli oggetti d'arredamento ed altro.
Una singolare specializzazione produttiva è quella delle maestre di pizzilli e di cappellari per la guarnizione dei vestiti, legata ad una domanda del ceto medio-alto della città.
A questo fa riferimento anche l'artigianato cosiddetto di lusso, rappresentato da una considerevole presenza di argentieri, orefici e orologiari in una città ricca di manifestazioni mondane e di periodiche solennità religiose.
Gli antichi mestieri che da sempre hanno rappresentato l'identità di questa terra ricevono oggi, riscoperti, una nuova linfa vitale e un giusto riconoscimento come fattore determinante per lo sviluppo culturale ed economico salentino.

Maria_Rosaria Carrozzo - Patrizia Dal_Maso