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leggende
acchiatùra [ritrovamento, tesoro nascosto]
Era un modo di dire, che stava ad indicare un facile arricchimento di qualcuno. L' acchiatùra era un ritrovamento di denaro o di gioielli nascosti sotto il pavimento o nei muri oppure conservati in capase (anfore di terracotte) sotto terra. Altre volte la gente parlava di acchiatùra riferendosi a qualcuno che aveva saputo amministrare bene il suo denaro. Il segreto veniva svelato da un morto oppure dalla Vecchia che era la moglie dell'orco Nanni (Nànniorco) venuto in sogno. Nel Salento si tramandano diverse storie di acchiatùre: ne raccontiamo alcune. Il tesoro più ricco di tutto il Salento era stato nascosto a Roca Vecchia dalla regina Isabella, prima dell'invasione turca. Aiutata dai suoi fedelissimi, aveva fatto scavare un pozzo profondo tre metri e, calato il tesoro chiuso in uno scrigno di bronzo, aveva fatto coprire il pozzo con dei massi. Per trovare il tesoro era necessario che una coppia di giovani innamorati scavasse nel punto indicato dal morto nel sogno; dopo il primo metro di scavo si sarebbe trovata una croce di ferro, dopo il secondo metro una statuetta della Madonna di Roca, al terzo metro lo scrigno di bronzo del tesoro che avrebbe dovuto essere aperto sul luogo prima di essere rimosso. Si dice, invece, che due innamorati, non eseguirono le istruzioni e continuarono a scavare con il piccone e la pala e ... sparirono per sempre. Ai Massi della Vecchia, sorta di megaliti che si trovano nelle campagne di Giuggianello, in cui vi erano tra le altre cose il letto e lu furticìddhu (conocchia) che la Vecchia faceva roteare velocemente nelle gelide giornate invernali per creare una sorta di riparo per animali e vegetali che sono sotto di essa. L'acchiatùra della Vecchia era costituita da dodici chiocciole d'oro. Per raggiungere il tesoro si affronta la Vecchia il giorno di S. Giovanni. La Vecchia porrà tre domande a cui si deve rispondere senza distogliere lo sguardo dalla Vecchia; se la persona distoglie lo sguardo o sbaglia le risposte, viene pietrificata all'istante divenendo uno dei massi della Vecchia. Un altro modo più semplice per raggiungere l'acchiatùra (il tesoro) è quello di ubriacare un prete in maniera che questi dia l'ostia consacrata ad una capra, simbolo del diavolo. La notte stessa la Vecchia indicherà il punto esatto dove scavare. Un'altra mitica acchiatùra si trovava a Corigliano. Infatti, una notte ''mesciu Ninu'' (maestro Nino) di Corigliano ed il figlio andarono a prendere l'acchiatùra. Arrivati sul posto, videro un uomo seduto sotto un albero, che disse loro: "Se volete prendere l'acchiatùra dovete radermi la barba". I due avevano quasi terminato di radergli la barba e, mentre stavano tagliando gli ultimi peli dei baffi, l'uomo emise un rumoroso grugnito, per il quale si levò un forte vento che sollevò i due in aria e li scaraventò a terra. Quell'uomo a cui i due non erano riusciti a radere completamente la barba era il diavolo. Così i due non presero l'acchiatùra. spiritiGli spiriti sono le anime dei morti che, secondo la credenza popolare, possono girovagare in paese, nelle case o, molto più spesso, nei luoghi solitari e oscuri e nelle cappelle extraurbane poco frequentate o abbandonate del tutto. Talvolta appaiono delle figure umane vestite da prete oppure con piedi di bue o maiale. Questi sono spiriti che terrorizzano la gente. Infatti, ancora oggi, i più anziani di Sternatìa ammoniscono i giovani affinché non si rechino di notte o da soli presso la chiesetta extraurbana della S.S.Trinità, meglio conosciuta come Cappella dello Spirito Santo situata sulla via che dal paese conduce allo stagno del Capraio. autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis> |