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La storia del Salento è documentata da numerosi ritrovamenti archeologici.

La Grotta Romanelli (che ha dato il nome al piano geologico Romanelliano) è conosciuta per le importanti stratificazioni geologiche contenenti resti animali che vanno dal pinguino boreale alle ossa di elefante, ippopotamo e rinoceronte. La Grotta dei Cervi a Porto Badisco (mitico approdo di Enea) è conosciuta per i disegni parietali fatti con ocra e guano di pipistrello. Ci sono inoltre le Grotte del Ciolo, le Grotte marine di Leuca, la Grotta della Zinzulusa (con specie animali classificate solo qui), la Grotta delle Veneri (cosė chiamata per il ritrovamento di due manufatti che rappresentano la prima forma d'arte dell'uomo primitivo), ed infine le grotte che si aprono nello stupendo scenario della Baia di Uluzzo (che ha dato il nome al piano geologico Uluzziano).

Delia e il suo bambinoA Ostuni è stata ritrovata Delia, la più antica madre che conserva resti di un feto a termine. Risalenti a quasi 25.000 anni fa, sono gli unici consanguinei noti nel Paleolitico dell’intera storia umana.
I ritrovamenti messapici di Alezio, Cavallino, Egnatia, Manduria, Roca, Rudiae, Ugento, Vaste e Vereto sono ricchi di necropoli, ninfei, chiese paleocristiane, ipogei, templi, mura e vasellame.

Del periodo romano sono notevoli l'anfiteatro romano e il teatro romano a Lecce, ceppi epigrafi e colonne monolitiche nel resto della regione salentina.

autore: <Raimondo Rodia>