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Avetrana "li trappiti" [i trappeti]
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La parte di sottosuolo adiacente e sottostante il complesso fortilizio è occupata da frantoi oleari localmente chiamati "trappiti". Alcune valutazioni di ordine strutturale fanno pensare che essi si siano ricavati andando ad occupare lo spazio dell'antico fossato che un tempo circondava il mastio. Il primo, sottostante l'attuale biblioteca comunale, pur apparendo un frantoio semi-ipogèo (volta ricavata in muratura) conserva le strutture del sistema più antico per la spremitura delle olive detto "alla calabrese": si conservano i "gemelli" (coppie di enormi blocchi con incavo per l'alloggiamento di pali in legno) posti sotto degli arconi.
Gli altri vani che si osservano sono: le "sciave" (luoghi per il deposito delle olive) poste lateralmente alla rampa di accesso al frantoio stesso, altri di uso per i "trappitari" e degli animali che ivi muovevano le grosse macine in pietra.
L'altro grande locale posto a sinistra accoglie, anche se evidenti sono gli adattamenti precedenti, la batteria di cinque torchi detti "alla genovese" sistema per spremere olive entrato nell'Italia meridionale intorno alla metà del XIX sec. Il frantoio è inteso come una nave. Il capo dei frantoiani (trappitari) è il "nachìru" dal greco naucleros (naucleros - padrone di nave) e gli operai sono detti marinari e marinaretti.
Generalmente si afferma per la nostra terra la "cultura" dell'olio e del vino. Possiamo ritenere per il nostro paese più la " cultura" dell'olio; il vino come risulta, era produzione di pochi e non trae quindi dalla "coltura" popolare. Già intorno alla prima metà del XVIII sec. (la popolazione ammonta a circa 1000 abitanti) si censiscono già cinque frantoi denominati del 'Tosso", la "Grotta", il "Trappitello" e due nominati "S. Giuseppe".
Usciti dal castello e svoltando a destra del cancello, percorsa una breve viuzza, si entra in uno spiazzo (un tempo occupato come cavallerizza dal principe Michele Imperiale) dove al momento ci abbacina con i suoi "sgargianti" colori (purtroppo) la facciata nord del palazzo Imperiale. Prima di proseguire, e voltando a destra, potremo fare una breve visita alla cappella della Madonna del Ponte per vedere un bell'esempio di barocco fiorito in cui è realizzata l'edicola dell'altare. A questa Madonna si attribuiscono eventi miracolosi così come testimonia lo stesso Vincenzo Romano, fratello di Giuseppe signore di Avetrana, in favore della moglie Vittoria Santoro dei signori di Maruggio.

tratto da "Avetrana - guida turistica" a cura del <Gruppo Archeo Avetrana> e della <Amministrazione Comunale di Avetrana>