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Galatina percorso culturale da piazza della Libertà a piazza Galluccio
balcone rococò di Palazzo Congedo (foto 'Elite' di Fabio Masciullo)
photo: Elite

Arriviamo in piazza della Libertà dopo aver ammirato palazzo Viva che chiude corso Garibaldi. Nella piazzetta sorgono palazzo Rescio di stile neoclassico (1911) e palazzo Tafuri-Mongiò-Scrimieri ora Congedo, uno dei pochi esempi, in provincia, dell’arte rococò. Il palazzo fatto costruire nel 1580,come si può rilevare dalla iscrizione all’interno del cortile, fu abbellito due secoli dopo dall’architetto Emanuele Orfano in stile rococò.

Da piazza della Libertà si può notare l’arco formato da Porta Luce la più antica delle tre porte esistenti.

teca flagelli (foto Antonella Perrone)
photo: Antonella Perrone
dipinto Agesilao Flora (foto Antonella Perrone)
chiesa dei Battenti

Proseguendo il nostro cammino verso via Zimara e prima di arrivare in piazza Galluccio, sulla sinistra si erge la facciata della cosiddetta Chiesa dei “Battenti” una volta facente parte della confraternita a cui erano iscritti i conciatori o pellai che sono ormai scomparsi nel paese. Il nome Battenti, con cui il popolo indica la chiesa, deriva dagli strumenti, dei veri e propri flagelli, ancora oggi conservati in una teca all’interno, con cui i confratelli si autoflagellavano durante i riti pasquali. La chiesa, in stato di abbandono da alcuni decenni, offre all’interno delle belle tele ed un controsoffitto affrescato nel 1897 dal gallipolino Agesilao Flora.

Proseguendo il nostro cammino verso via Zimara e prima di arrivare in piazza Galluccio, sulla sinistra si erge la facciata della cosiddetta Chiesa dei “Battenti” una volta facente parte della confraternita a cui erano iscritti i conciatori o pellai che sono ormai scomparsi nel paese. Il nome Battenti, con cui il popolo indica la chiesa, deriva dagli strumenti, dei veri e propri flagelli, ancora oggi conservati in una teca all’interno, con cui i confratelli si autoflagellavano durante i riti pasquali. La chiesa, in stato di abbandono da alcuni decenni, offre all’interno delle belle tele ed un controsoffitto affrescato nel 1897 dal gallipolino Agesilao Flora.

La concia delle pelli era un’attività che coinvolgeva molte famiglie di Galatina tanto che molti cognomi derivano dal mestiere che esercitavano come: Coritore, lavoratore dei cori o cuoi, Bardi, specializzato nelle bardature dei cavalli, Vallone, proveniente dalla Vallonia e, come vedremo, dalla Vallonea proveniva il tannino che serviva alla concia, Marrocco, da marocchino che era la pelle più morbida e pregiata ed altri esempi ancora. Il materiale impiegato per la concia era il tannino ricavato dal lentisco, dalla corteccia del leccio e dalle grosse cupole della ghianda che produceva la quercia vallonea. Senza dilungarci molto sulle varie fasi, l’operazione finale della concia consisteva nel trattare le pelli con olio di balena per darle una certa lucentezza ed imballarle in blocchi da un quintale circa da vendere ai commercianti che venivano dal nord.

Dirimpetto, dall’altro lato della strada, attaccata alla chiesa di S. Luigi, si trovava il monastero delle Clarisse. Attualmente il comune sta effettuando dei lavori di ripristino e consolidamento per la creazione di alloggi parcheggio per le famiglie bisognose.

In piazza Galluccio si può ammirare l’omonimo palazzo e la finestra di stile barocco della chiesa di S. Luigi.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>