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da p. Libertà a p. Galluccio
intorno alla basilica di S. Caterina
intorno a p. Vecchia
da via V. Emanuele a via G. Lillo
Galatina percorso culturale intorno a Piazza Vecchia

In via Scalfo sorgono palazzo Venturi in stile rococò ed una serie di bei palazzi gentilizi tra cui spicca palazzo Berardelli. Poco distante si trovano i palazzi di via Orazio Congedo, di via Niccolò Ferrando e di piazza Vecchia con la celebre dimora della “Rosetta”, una donna che in passato faceva da “nave scuola” ai ragazzi che, impacciati, si rivolgevano a lei per la loro prima esperienza d’amore. Via Scalfo si chiude con Porta S. Pietro o Nuova .

In via Pietro Siciliani sono da ricordare palazzo Lubelli-Bardoscia, la chiesa dell’Addolorata realizzata nel 1710 con la statua in pietra leccese della Madonna in una nicchia centrale nella facciata. All’interno vi sono delle pregevoli tele, cornici a stucco sulle pareti e la statua lignea dell’Addolorata al centro dell’altare maggiore, mentre il soffitto a cassettoni è del 1756.

Degna di nota è pure la chiesa del Carmine e l’ex monastero dei Carmelitani chiamato da tutti “ospedale vecchio” essendo stato utilizzato come ospedale dal 1860 e trasferito dopo un secolo, nel 1964, nell’attuale sede. La chiesa ha un portale ligneo intagliato da Donato Costantino nel 1745,il controsoffitto affrescato da Agesilao Flora nel 1915 ed un presepe in pietra leccese del 1650 opera di Emanuele Manieri.

Imboccata via Lillo, poco prima di palazzo Andriani, troviamo l’arco Andriani che ci porta all’interno di una larga corte che sbocca nella parte opposta in via Orazio Congedo. Interessante un monito nell’architrave di una finestra ”Pensa e poi fa”. Nella via Orazio Congedo troviamo il palazzo della famiglia Agricoli alla quale era appartenuto il vescovo di Otranto che il 12 agosto 1480 venne decapitato dai Turchi di Achmet Giediek pascià detto lo sdentato.

cavaliere senza testa (foto 'Elite' di Fabio Masciullo)Ritornati per la stessa corte in via Lillo, facciamo ancora una visita a Corte Vinella per spiegare la presenza di un cavaliere nella sua armatura posto all’inizio della scalinata e la cui testa mozzata si trova nella parte superiore della stessa scalinata. Sarà per caso il famoso cavaliere senza testa dei racconti del Graal la cui testa veniva adorata nell'isola di Avalon?
(photo: Elite)
balcone di Palazzo Venturi (foto 'Elite' di Fabio Masciullo)
(photo: Elite)
Palazzo Venturi, all’angolo con via Scalfo, mostra delle finestre rococò opera di Emanuele Orfano (1790), l’architetto di Alessano che insieme ai suoi concittadini Placido Buffelli, specializzato negli altari interni alle chiese, ed all’architetto Palma fu protagonista in provincia di questo nuovo stile. Galatina ne fu beneficiata in modo particolare perché l'Orfano sposò la figlia del costruttore edile mastro Casciaro.
Palazzo Venturi attualmente è di proprietà Costantini - Farati
Palazzo Venturi dopo il restauro (2002)
(photo: A. Giannini)

Via Lillo continua con piazzetta Lillo dove sorge palazzo Galluccio che ha, all'interno del cortile, delle colonne in stile neoclassico. Di fronte ad esso un palazzotto anonimo ed uno con una elegante architettura.

balcone con rosone (foto 'Elite' di Fabio Masciullo)Imbocchiamo per un attimo sulla destra vico Freddo: è interessante notare un balcone ed un elegante rosone di una chiesa non più esistente. Potrebbe trattarsi di quello della chiesa di San Leonardo che si trovava sulle mura cittadine già diruta e cancellate per far largo alle nuove mura cittadine nel 1535 oppure di quella di S. Giacomo che sorgeva anch’essa nelle vicinanze.
(photo: Elite)

Subito dopo piazza Lillo, per uno stretto passaggio, ci troviamo in piazzetta Cavoti, meglio conosciuta come “la staffa di cavallo” per la sua forma davvero inusuale. Agli inizi del nostro secolo in questa piazza, alcuni moti popolari furono repressi con la forza; i morti furono due e alcuni altri rimasero feriti dopo gli scontri tra la popolazione ridotta alla fame e i carabinieri a cavallo. Sui giornali dell’epoca il tutto passò sotto silenzio e si parlò solo di una lite tra ubriachi. In questa piazza sarà quanto prima collocata la statua a mezzo busto di Pietro Cavoti, che fino a poco tempo fa guardava la facciata di Santa Caterina d’Alessandria (la Santa fu protagonista diverse volte dei suoi più famosi acquerelli) In piazza Cavoti vi è ancora un artigiano che lavora il rame, mastro Angelo, l’ultimo di una specie in via d’estinzione.

Superata piazza Cavoti e arrivati di fronte alla Chiesa delle SS. Anime del Purgatorio con la sua inconfondibile forma ottagonale. Svoltiamo a sinistra. Questa strada in salita ci porterà in piazza Vecchia.

Proseguendo per via Vignola e svoltando a destra per via Niccolò Ferrando una scritta eloquente “Dolor pacientia vincit”, cioè il dolore si vince con la pazienza,ci indicherà la sede delle vecchie carceri.
Al primo quadrivio svoltiamo a sinistra, per vico Del Verme, dove troviamo il laboratorio di Palmiro Frassante che, con l’aiuto dei fratelli, recupera mobili di legno e in ferro battuto. I fratelli sono anche specializzati "nella foglia d’oro", una tecnica anch’essa antichissima che va scomparendo.

Usciti dal laboratorio ci portiamo in via Pietro Siciliani dove c’è la cantina di Alessandro De Riccardis (Sandro per gli amici) il quale, su richiesta, è disponibile a far visitare il palazzo risalente al XVIII secolo e contenente alcune interessanti pitture murali di argomento religioso risalenti al 1743. Inoltre si potrà visitare la cantina degustando i vini provenienti dalla “ Cafazza “ che con cura Alessandro De Riccardis produce, imbottiglia e riserva per gli amici e per alcuni ristoranti rinomati della zona. Nella stessa cantina è presente un locale dove sono conservate più di 2000 bottiglie di vino pregiato. Il più antico è una “lacrima” del 1924 prodotta dal nonno di Alessandro De Riccardis, Alessandro Marrocco, anche lui appassionato vinificatore.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>