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Galatina
percorso culturale
da via V. Emanule a via G. Lillo
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Partiamo da via Vittorio Emanuele che inizia alla destra di chi guarda la chiesa matrice e, appena imboccata la strada, troviamo in alto nella parete di scirocco della matrice una vecchia meridiana. Dopo pochi metri, dal lato opposto, potremo ammirare larco di palazzo Mezio che, al posto delle solite bugne, ha dei soffici cuscini. Superato questo bel portale i nostri sensi sono conquistati dalla flagranza e dalla voglia di un " pasticciotto" alla crema della rinomata pasticceria Ascalone. Una sosta per assaggiare la specialità dolciaria che contiene un elemento segreto che il titolare Andrea Ascalone serba gelosamente da intere generazioni.
Allangolo del laboratorio verso destra segnaliamo, in vico del Monte, i resti della chiesa legata al monte di pietà, legata alla congregazione dei nobili, e fusa, a quel tempo, con quella del SS. Sacramento (1579) anno in cui venne fondato dai padri cappuccini il monte di pietà. Tra i fondatori ci fu sicuramente Orazio Vernaleone che, preso labito monastico sotto il nome di Mauro da Galatina nelleremo camaldonese nella diocesi di Arezzo, aveva disposto nel testamento che tutti i suoi beni fossero legati al monte di pietà. Attualmente non vi sono più tracce dei locali del monte, ma rimane un piccolo altare a ricordare la chiesa del monte dedicata alla Vergine Maria di Costantinopoli che si estendeva nellarea attualmente occupata dal palazzo di proprietà delle sorelle Gaballo.
Il monte di pietà oltre ai poveri aiutava anche le fanciulle, mettendo a disposizione venti ducati per il matrimonio di un' orfana sorteggiata nel giorno del SS. Sacramento; un tomolo di grano per il pane dei poveri alla vigilia di Natale, lo stesso quantitativo nel giorno della circoncisione e due tomoli di grano al mese nel periodo da settembre a maggio.
Questa chiesetta aveva nell' arredo sacro un prezioso polittico bizantino conservato ora al museo provinciale Sigismondo Castromediano.
Corso Vittorio Emanuele si chiude nello slargo dove si affacciano il c.d. sedile (antico municipio) e la torre dell orologio di cui abbiamo parlato in precedenza e alle cui spalle si trova corte dellorologio con a lato palazzo Termetrio. In alto, quattro mascheroni osservano con il viso ghignante il nostro adoperarci quotidiano per una vita migliore. Quella dei mascheroni, messi a protezione delle case specie sui portali, è una consuetudine esistente in quasi tutti i popoli della terra sin dai tempi più antichi per proteggere sia le cose, ma anche gli uomini che abitavano le case dagli spiriti maligni.
Ritornati in via Lillo, al numero 45, segnaliamo la bottega Artetika di Flora Mangia una specie di spazio aperto alla progettazione, allarredamento dinterni, al restyling, ma ancor di più al recupero dei materiali, dei colori e delle sfumature di luce legate alla nostra tradizione, ma con uno sguardo allinnovazione ed alla fantasia. Il negozio Artetika si propone, unitamente ai suoi consulenti, di cui ne parleremo in seguito, di diventare un punto di riferimento per artisti ed artigiani che vogliono scambiare idee ed esperienze artistiche cercando di ricreare con le loro opere quell' humus culturale che in passato fece grande Galatina . Collaborano con Flora Mangia il pittore Pasquale Pitardi, discepolo di Ugo Nespolo, Valentina DAndrea, grafica, ma specializzata negli accessori di vestiti e di borse (collabora con il marchio Fiorucci per il negozio di Londra), Franco Martinucci che lavora la pietra leccese ed il ferro battuto, Antonio De Luca, geniale artista della pietra leccese capace di fantasiose opere per complementi darredo, Gemma Palamà, con la sua pittura ed oggettistica darte e la sorella di Flora, Fabrizia Mangia specializzata nei complementi darredo e negli arredamenti dinterni avendo aperto, anchessa il negozio Collemani in via Prato a Lecce.
autore: <Raimondo Rodia>
impaginazione: <Bruno De_Riccardis>
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