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Galatina basilica di S. Caterina d'Alessandria storia degli altari contrapposti

Di particolare interesse la storia dei due altari contrapposti che si fronteggiano nella basilica di Santa Caterina uno dedicato a S. Benedetto con l’arma degli Olivetani del 1496 e l’altro a S. Caterina con l’arma dei Francescani entrambi opera di Niccolò Ferrando. La storia di questi due altari si riallaccia alla storia dei due ordini, i Francescani e gli Olivetani, anche se questi ultimi hanno retto le sorti della chiesa e dell’annesso convento per breve tempo.

La gestione della chiesa, consacrata nell’anno 1391, fu affidata all’ordine dei Frati Minori Francescani ai quali, fra l’altro, fu affidata anche la gestione del convento e dell’ospedale con tutti i suoi beni.

Nel 1463 Giovanni Antonio Orsini Del Balzo fu ucciso ad Altamura probabilmente dal galatinese Antonio Guidano su incarico del re d’Aragona Ferrante che era nipote dello stesso Giovanni Antonio e da questo momento comincia la dominazione aragonese.

principe Ferdinando a cavallo

Nel 1494 a Ferdinando I d’Aragona successe il figlio Alfonso II d’Aragona, colui che, nel settembre del 1481 quando ancora era principe ereditario, aveva liberato Otranto dai turchi.

Alfonso II d’Aragona, nel brevissimo tempo del suo regno, durato appena un anno e tre giorni, colmò di numerosi benefici e ampi privilegi la congregazione benedettina di Monte Oliveto volendo fare della stessa una forza religiosa legata alla corona aragonese in contrapposizione al temuto conservatorismo dei francescani e domenicani. Tra i vari provvedimenti il re dispose l’insediamento degli olivetani nella chiesa di S. Caterina, nell’annesso convento e nell’ospedale con tutti i suoi feudi, proprietà e pertinenze nella città che allora si chiamava S. Pietro in Galatina.

Alla notizia che il re aveva espulso i francescani e li aveva sostituti con gli olivetani, il dissenso della popolazione fu unanime. Scoppiarono dei tumulti popolari. La stessa Università, l’antica amministrazione cittadina, si oppose alla sostituzione dei frati francescani che avevano avuto un ruolo importante nella storia della città avendo retto le sorti di una chiesa tanto importante per il Salento e di un ospedale che costituiva orgoglio e vanto per i galatinesi.

L’intervento deciso e improvviso della cavalleria di don Ferdinando d’Aragona, primogenito di re Alfonso II e principe ereditario, annientò ogni tentativo di resistenza e riportò l’ordine in città.

Fu così che, il 28 luglio 1494 si insediarono gli olivetani: I francescani non si rassegnarono al loro allontanamento e, spalleggiati dalla popolazione, cercarono in ogni modo di essere reintegrati nei loro diritti e nei loro possedimenti.

Seguirono complesse vicende fino al primo giugno del 1507 quando, sotto il regno di Ferdinando il Cattolico e con il beneplacito di papa Giulio II, i rappresentanti dei due ordini il francescano ed l’olivetano, sottoscrissero un compromesso in virtù del quale i frati francescani rientravano in possesso della chiesa e del convento di S. Caterina mentre i frati olivetani restavano padroni dell’omonimo ospedale con tutti i suoi feudi, beni e possedimenti. Nel documento era espressamente detto che l’altare con la statua di S. Benedetto eretto dagli olivetani nel 1496 doveva essere lasciato a perpetua memoria della loro presenza nella chiesa.

I Frati Minori Francescani, ripreso possesso della dimora monastica e della chiesa, mantennero l’impegno conservando l’altare dedicato a San Benedetto, ma, proprio di fronte a questo, nella navata opposta, innalzarono un altro altare dedicato a Santa Caterina con ai piedi della statua una figura giacente che rappresenta un guerriero coronato in posizione tale da apparire schiacciato dalla ruota del martirio sorretta dalla santa.

Questo emblematico personaggio apparentemente avrebbe dovuto rappresentare l’imperatore Massenzio il quale aveva sottoposto invano Caterina a crudeli supplizi per farle rinnegare la fede cristiana, rimanendo poi umiliato e vinto dalla costanza ed eroismo della donna. In realtà altri non è che Ferdinando d’Aragona esecutore delle regali volontà paterne di estromettere i francescani che in segno di rivincita lo condannarono ad un simbolico e perenne castigo.

Gli olivetani, compresa l’antifona, qualche anno dopo risposero per le rime, apponendo nell’atrio dell’ospedale, in alto sul prospetto interno, l’immagine trionfale di Ferdinando a cavallo con il mantello svolazzante al vento mentre ai suoi piedi giace un soldato sconfitto e morente, allegorica rappresentazione dell’Università (l’antica amministrazione cittadina) di San Pietro in Galatina che invano aveva lottato contro le decisioni di re Alfonso.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>