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Gallipoli architettura religiosa nel borgo antico
interno della ex chiesa di S. Onofrio
la chiesa di S. Onofrio

La chiesa di S . Onofrio era una piccola cappella in quello che era l'isolato S. Onofrio-Romito e fu costruita dalla famiglia Massa per farne un oratorio privato intorno al 1600.
Interessante, al suo interno, un quadro che era posto al centro dell'altare raffigurante Maria, S. Francesco e l'anacoreta S. Onofrio nel deserto. La cappella, da quello che si riesce a sapere, fu aperta al culto fino agli inizi del XX secolo; ora c'è una bottega di un artigiano locale, un sarto che come una volta, costruisce i suoi abiti su misura per i clienti affezionati a lui ed alla confezione su misura.

seno della Purità S. M. della Purità - particolare della facciata
la chiesa di Santa Maria della Purità

La chiesa è situata di fronte al piazzale omonimo, nel punto dove la strada si allarga. Un tempo c'era una torre alla cui base si trova ancora oggi la spiaggia della Purità. La chiesa fu edificata nella seconda metà del XVII secolo e organizzata come Congregazione degli scaricatori di porto e dei facchini.
L'edificio ha una facciata semplicissima, sulla quale è visibile un trittico in maiolica che raffigura la Vergine col Bambino in Gloria, al centro San Francesco e San Giuseppe al di sopra delle piccole porte d'ingresso.
L'interno è ad una navata e si presenta come una ricca galleria d'arte, con decorazioni pittoriche, intagli lignei, fregi e dorature. La maggior parte della decorazione pittorica della chiesa è dovuta a Liborio Riccio da Muro. Nel presbiterio si ammira l'altare in marmo policromo sul quale spicca la tela che rappresenta la Madonna col Bambino e ai lati San Giuseppe e San Francesco, attribuita a Luca Giordano. Completa la policromia dell'interno il pavimento maiolicato. Degna di nota è la statua di Santa Cristina, modellata in cartapesta dal leccese De Lucrezis.
Interessante anche l'organo a canne, la statua della Madonna della Croce, di artigianato veneziano del '700 e il lampadario del '600.

S. Angelo
ex-chiesa e oratorio S. Angelo

Proprio di fronte all'attuale municipio, sorge uno dei monumenti più interessanti: un oratorio legato alla confraternita dei nobili sovrastato dalla mole della chiesa di S. Angelo, ormai sconsacrata e attualmente sede della biblioteca comunale.
A raccordare oratorio e chiesa vi è una bellissima doppia scalinata in carparo che colpisce il visitatore.

la chiesa di S. Francesco d'Assisi

Il cosiddetto "pantheon delle glorie gallipoline", ricco di testimonianze nodali del passato della città, sorge di fronte all'antico bastione civico denominato del "Cavaliere" o anche"Baluardo di san Francesco". La costruzione della chiesa, la più antica di Gallipoli, è stata voluta, secondo la tradizione, dallo stesso "poverello d'Assisi", ed è avvenuta in circa tre anni ( dal 1217 al 1220).
Distrutta con tutta la città nel 1268 da parte degli angioini, la chiesa e l'attiguo convento vennero ricostruiti di dimensioni più modeste, mentre il prospetto, a due ordini in tufo carparo, venne ricostruito nuovamente nel 1736.
L'interno dell'edificio è a pianta rettangolare a tre navate e, in fondo alla navata centrale, si può ammirare il presbiterio con balaustra in marmo bianco che ospita l'altare maggiore, le cui decorazioni in bianco e oro andarono distrutte in un incendio nel 1945.
Al centro dell'altare è collocato un quadro del Pordenone, discepolo del Tiziano, mentre ai lati del presbiterio sono visibili due grandi tele del Seicento di autore ignoto, raffiguranti la crocifissione subita nel 1597 dai martiri francescani del Giappone.
Tra le dieci cappelle che si aprono lungo le navate laterali, entrando a destra, segnaliamo, il Cappellone a pianta ottagonale, reso famoso dalla presenza dell'opera barocca del Crocifisso Misma, meglio nota come "ll Malladrone".
All'interno della chiesa sono sepolti personaggi illustri come Giuseppe della Cueva, castellano di Gallipoli, Matteo Calò che partecipò alla battaglia di Lepanto e vari scrittori e letterati che onorarono la città di Gallipoli.
Il malladrone è certamente l'opera più conosciuta della chiesa di San Francesco d'Assisi. La statua lignea, opera dello scultore Vespasiano Genuino, ha un'espressione insieme terrificante, disperata, beffarda, iraconda e grandiosa. Persino il poeta Gabriele D'Annunzio, venuto a Gallipoli nel luglio 1895, fu colpito al punto che egli parlò dell'orrida bellezza del Misma nella sua "Beffa di Buccari". La tradizione vuole che i denti della statua siano quelli dell'autore dell'opera, oppure di un condannato.
Si racconta che il Misma ogni sera scenda dalla croce e vaghi per le strade della città.In provincia è celebre il detto: "vai vestito come il malladrone di Gallipoli" quando si incontra una persona mal vestita o di cenci.

chiesa della Madonna degli Angeli
la chiesa della Madonna degli Angeli

Fu costruita intorno al 1660 per volontà dei pescatori.
Sulla limpida facciata a due porte vi è un quadro in maiolica raffigurante l'immagine della Madonna degli Angeli.
L'interno conserva quattro tele del pittore di Manduria Diego Bianchi.

santuario di S. Maria del Canneto
il santuario di Santa Maria del Canneto

L'edificio sorge di fronte alla città vecchia, nei pressi del tratto di mare denominato "Seno del Canneto". Non si conosce il periodo esatto della sua costruzione, anche se vari studi asseriscono che la chiesa sia stata demolita e riedificata due volte su un antico impianto risalente al XII secolo.
La chiesa di modeste dimensioni, con una facciata sobria, presenta un portico antistante, di ispirazione cinquecentesca, con tre archi a tutto sesto compresi tra quattro pilastri.
La copertura del portico è formata da tre volte a crociera e in corrispondenza dei centri delle volte sono visibili tre rosoni. Il portale d'ingresso è ornato da una cornice a motivi floreali, sormontata da un ulteriore fregio rettangolare. La nicchia del timpano ospita un gruppo scultoreo della Visitazione. Sul lato orientale si erge il piccolo campanile, costruito intorno al 1934.
L'interno è a pianta rettangolare con tre navate. La centrale, più alta delle laterali, è coperta a capriate, nascoste da un soffitto a lacunari lignei del XVIII secolo, mentre le minori sono coperte a crociera: festoni di fiori e frutta decorano le strutture. Il presbiterio, con balaustra in marmo, contiene l'altare maggiore, sempre in marmo, costruito nel 1934. Il precedente, in legno ornato di fregi e dorature in oro zecchino, è andato distrutto in un incendio.
Degni di nota sono la statua lapidea di San Nicola, proveniente dall'omonima cappella andata distrutta, il gruppo ligneo della Visitazione della Vergine, l'organo in legno del '700 dono dei Padri Paolotti e una tela di Santa Cristina, opera del gallipolino G.A. Coppola.

cappella di S. Cristina
la cappella di Santa Cristina

Presso la banchina d'attracco dei pescherecci si affaccia sul mare la piccola cappella di Santa Cristina.
Una costruzione povera che richiama la condizione semplice di chi ne ha voluto la costruzione: i pescatori. La facciata quadrangolare, su cui si apre una porta di accesso, è sormontata da un tetto a doppio spiovente ricoperto da embrici e da un campanile a vela con croce in pietra.

chiesa di S. Francesco da Paola S. Francesco da Paola
La chiesa di S. Francesco di Paola

L'edificio si trova lungo la Riviera di Colombo, nei pressi del porto nuovo. La costruzione risale al 1615. Dapprima affidata ai Padri Paolotti, fu poi gestita, dopo la soppressione del monastero (1809), dalla confraternita di Santa Maria della Neve o del Cassopo, composta da fabbri ferrai e negozianti.
Sulla facciata, piuttosto piatta, si evidenziano un finestrone circondato da una cornice intagliata e una nicchia contenente una scultura in pietra di San Francesco di Paola. L'interno è a pianta rettangolare con un'unica navata.
La chiesa è scandita da lesene con decorazioni geometrico-floreali che svolgono la funzione di piccoli pilastri. La volta a crociera con al centro appeso un lampadario in bronzo e cristallo del XVIII secolo. Il presbiterio con arco a tutto sesto ospita l'altare maggiore in pietra lavorata. Qui si ammira un quadro, attribuito al Catalano, che rappresenta la "SS. Trinità e il Transito di San Giuseppe". Altri due quadri raffiguranti i miracoli di San Francesco di Paola sormontano il piccolo coro ligneo intorno all'altare maggiore.
Lungo le pareti della navata vi sono sette altari barocchi in carparo e/ o in pietra leccese. Sono presenti opere del Catalano, del Coppola e di Vespasiano Genuino. Degna di nota una nicchia, posta sotto l'altare della Vergine del Rosario, che contiene un affresco bizantino appartenente alla confraternita del Cassopo.

chiesa di S. Teresa D'Avila chiesa di S. Teresa D'Avila - la Santa
la chiesa di Santa Teresa d'Avila

La chiesa, di media grandezza e in stile barocco, fu iniziata a costruire, insieme al monastero attiguo, nel 1687 per volontà del mons. Perez de La Lastra, allora vescovo di Gallipoli. Si può osservare il sepolcro del prelato ai piedi dell'altare maggiore e si nota il cappello verde adornato di trecciole e fiocchi, che pende da un arco che sostiene la volta.
L'altare maggiore in puro stile barocco è animato da statue e colonne tortili e si possono ammirare due tele: al centro quella della Sacra Famiglia con Santa Teresa d'Avila e San Giovanni della Croce, in alto quella della Madonna del Carmelo.
I tre altari minori sono dedicati a Santa Maria Maddalena, all'Immacolata Concezione e a Sant'Agostino.

chiesa di S. Chiara - S. Giuseppe Grande
la chiesa di Santa Chiara o di S. Giuseppe "Grande"

L'edificio si trova in via A. de Pace. La chiesa appartiene alla confraternita dei falegnami e fu fondata alla fine del 1500 insieme al monastero (distrutto purtroppo nel 1971) da un gruppo di gentildonne di Gallipoli.
L'edificio ha una facciata grande e liscia con un modesto portale rinascimentale. L'interno, ricco e sfarzoso, accoglie il grande organo ligneo in puro stile barocco, opera del 1628. La volta è fregiata delle armi della città e gli altari, allineati lungo la parete destra, conservano tele dipinte dal Catalano, al quale è da ascriversi anche la pala dell'altare maggiore, che raffigura i SS. Pietro e Paolo con i SS. Francesco e Chiara d'Assisi.

chiesa del Crosefisso
la chiesa del Crocefisso

Fu costruita tra il 1741 e il 1750 per volontà dei confratelli maestri bottai la cui arte era molto fiorente a Gallipoli fino ai primi decenni del Novecento. Ricordiamo che ogni confraternita
era legata ad un antico mestiere che si compiva in città.
Sulla facciata è collocato un quadro in maiolica, mentre una nicchia posta nella parte superiore accoglie un Crocifisso.
L'interno con i tipici altari è decorato in puro stile barocco.

chiesa di S. Domenico del Rosario
la chiesa di S. Domenico del Rosario

Si trova lungo la riviera A.Diaz ed è sorta alla fine del XVII secolo sulle rovine di un'antica chiesa annessa al monastero dei basiliani.
La facciata, scandita su due ordini da una cornice molto semplice è impreziosita da raffinate cornici a motivi floreali.
L'interno, a pianta ottagonale, ha un'unica navata coperta da una volta nella quale sono incisi
a scalpello vari lavori sul duro carparo.
Nella chiesa è possibile ammirare alcune tele del Catalano, le figure lignee policrome di San Domenico e di San Vincenzo, l'altare di San Domenico di Guzman, in legno intagliato.
La chiesa è sede della Confraternita del Rosario, fondata a suo tempo dai maestri sarti di Gallipoli.

la chiesa delle SS. Anime

La chiesa fu costruita intorno al 1680 e poi abbellita in pieno settecento con l'aggiunta di stucchi e dipinti.
La facciata si presenta lineare, sormontata da un cornicione sul quale è scolpito un teschio in pietra.
L'interno, ad un'unica navata, ha forma rettangolare: al centro della parete si trova un pulpito in pietra, mentre sulla parete d'accesso vi è il coro con organo del 1689.Notevoli opere d'arte sono gli scanni, il bancone e le bussole.
Il pavimento di mattonelle di maiolica è del 1700, di chiara fabbricazione napoletana.
Famosa è la tradizione musicale della chiesa delle Anime: si ipotizza che qui ebbe inizio la tradizione della processione del Cristo morto nel venerdì santo e la rappresentazione della "Flottola" in ricordo dei dolori di Maria.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>