territorio storia arte cultura ambiente turismo
RaiRo.it RaiRo.it
italiano
English
territorio
p. di LECCE
Gallipoli
storia
cattedrale
arch. religiosa
arch. civile
l'olio a Gallipoli
isole

Baia Verde
Lido Conchiglie
Rivabella
Torre del Pizzo
Gallipoli
tramonto sul mare di Gallipoli

Il borgo antico che sorge su di un'isola è magico per i suoi mille vicoli, case, palazzi, chiese, costruite con il duro carparo e risulta avvincente per i suoi contrasti, per la sua gente, per gli odori che si sprigionano percorrendo le strette strade, per gli schiamazzi degli operatori del mercato del pesce con le sue bontà culinarie che arricchiscono le tavole dei ristoranti della zona, per i ritmi lenti intorno ai bar dove si può sorseggiare un caffè in ghiaccio gustandosi poi alla fine della giornata i bellissimi ed accesi colori di un tramonto sul mare.

il castello
castello aragonese

Il complesso ha la consueta forma quadrilatera rafforzata da quattro torri agli spigoli, che, a prima vista, fa pensare che sia di costruzione aragonese. In realtà le opere aragonesi non furono originarie, ma aggiunte su di un preesistente caposaldo forse di epoca bizantina ampliato poi in epoca normanno-sveva. Dopo la fine dell'occupazione veneziana, quando gli aragonesi ripresero il possesso della città, lavori furono affidati all'architetto senese Francesco Giorgio Martini che ebbe l'incarico di apportare le modifiche necessarie per adeguare il castello alle nuove tecniche difensive.
Egli progettò il Rivellino (costruito nel 1552) che oggi, si configura come un avamposto proteso nel mare. Attualmente adibito a cinema all'aperto.
Il castello, dopo lo scavo del fossato che lo separa dalla città, fu fornito di un ponte levatoio in legno poi sostituito nel 1603 dall'odierno ponte in pietra. Il fossato venne colmato il secolo scorso per poi addossare al lato ovest un edificio un tempo adibito a "mercato coperto".

la fontana greco-romana
fontana greco-romana particolare della fontana greco-romana

Non si conosce l'esatto periodo di costruzione di questo monumento in pietra calcarea: forse risale al periodo compreso fra la dominazione greca e quella romana, ma c'è chi lo vuole per la sua fattura costruito nel Rinascimento.
Infatti sembra plausibile che le sculture che adornavano la fontana antica siano state riprese nel trasloco avvenuto durante il XVI secolo. Certo è che la fontana esisteva giàprima del 1500 in un luogo diverso da quello attuale e precisamente nella zona denominata "Fontanelle" , nei pressi del vecchio "Ospedale Sacro Cuore". Ci ricorda del sito l'antico toponimo "Korici", alterazione del greco "Korikios" [latino: termae]; questo ci fa supporre l'esistenza di un impianto termale cui apparteneva probabilmente anche la fontana. Forse a causa di infiltrazioni di acqua marina, essendo il sito troppo vicino alla costa, nel 1548 la fontana venne trasportata nei pressi della chiesa di S. Nicola del Porto, ora distrutta. Solo nel 1560 fu collocata nel luogo dove oggi la ammiriamo, tra il borgo e il centro storico.A quel tempo la fontana aveva la sola facciata di scirocco. Nel 1765, a spese del Comune, fu costruita la facciata che volge a tramontana, addossata in seguito a quella più antica.
La fontana oggi fortemente consumata dal tempo, dal vento e dalla salsedine, offre sempre uno spettacolo bello a vedersi.
Nella facciata di scirocco quella carica di ornamenti, partendo dalla base, si elevano quattro piedistalli e su questi poggiano quattro cariatidi, due maschili e due femminili, che con i loro capitelli sostengono l'architrave (con scene delle fatiche di Ercole), il fregio e la cornice dividono la facciata in tre parti uguali. Qui sono rappresentati scene dei miti aventi come protagoniste tre ninfe: Dirce, Biblide e Salmace.
Tra le quattro basi vi sono tre vasche sostenute ciascuna da tre puttini: esse ricevevano l'acqua sgorgante dai fori ricavati nelle statue, che si raccoglieva poi nella vasca più grande, oggi sotto il livello stradale.

  • A sinistra di chi guarda troviamo Dirce, regina di Tebe che, vinta dalla gelosia, oltraggia la nipote Antiope e fu condannata dai figli di quest'ultima ad essere dilaniata da 2 tori infuriati. Dirce è rappresentata a terra fra due tori e, più in alto si nota, Dioniso nell'atto di trasformarla in una fontana di pietra. Il distico latino sul profilo dell'architrave mette in guardia dai rischi della gelosia.
  • Al centro troviamo il mito di Salmace, la ninfa che pregò gli dei di formare un solo corpo con Ermafrodito (figlio di Venere e Mercurio)di cui era innamorata, i loro corpi nudi sono rappresentati incatenati mentre si trasformano in una sola fonte, in presenza di Venere e Cupido. Il distico di Ausonio invita a star lontani dai piaceri dell'amore.
  • A destra vi è scolpito il mito di Biblide che, innamorata del fratello Cauno e da questi respinta, consapevole dell'errore, pianse fino a consumarsi di lacrime e gli dei impietositi la trasformarono in una fontana di pietra. Qui la ninfa distesa stringe tra le mani il mantello del fratello, mentre l'iscrizione invita ad avere orrore di un amore illecito.

Nel fastigio triangolare, che costituisce la parte culminante della facciata, vi è l'emblema del re Filippo di Spagna e ai due lati lo stemma della città la facciata di tramontana, costituisce una sorta di spalliera della precedente, con pinnacoli laterali e rosoni a conchiglia. Anche da questo lato è visibile lo stemma di Gallipoli e l'abbeveratoio dove in passato si dissetavano gli animali.

museo civico il museo civico

Il museo civico di Gallipoli di cui solo una parte, dopo la ristrutturazione, è visibile al pubblico raccoglie ed espone secondo un concetto settecentesco con curiosità, materiali scientifici, raccolte di cose rare ammassate nello stesso locale, si va dallo scheletro di una balenottera, a raccolte di minerali, macologiche, animali impagliati, armi, monete, filatelia, tombe messapiche, vestiti,ed addiritura una sezione con feti di animali e persone abortite oppure nate malformate.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>