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Martina Franca
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Martina Franca arte e architettura il castello

Dell'antico castello eretto da Raimondello Orsini Del Balzo, oggi non resta più nulla. Sulle sue rovine Petracone V Caracciolo fece edificare, a partire dal 1688, la propria residenza, proseguita poi nell'ala orientale da Francesco III nel 1773. Autore del palazzo ducale fu l'architetto bergamasco Giovanni Andrea Carducci il cui orientamento culturale era più vicino all'area del tardo-manierismo romano che all'ambiente salentino. Nella struttura del palazzo si uniscono schemi manieristici a stilemi barocchi. Il prospetto dell’edificio si presenta a due piani spartiti da lesene e interrotti da una lunga balconata con ringhiera in ferro battuto. Nelle sale del piano nobile le volte sono state affrescate con dipinti che raffigurano scene mitologiche e di vita a corte da Domenico Carella nel 1776.

la collegiata di San Martino

La collegiata di S. Martino è stata edificata tra il 1747 e il 1775 su disegno di Giovanni Mariani sull'area di una precedente chiesa di età angioina della quale resta il campanile romanico-gotico.
La facciata, in stile barocco, risulta impostata su una duplice simmetria con il grande gruppo composto da "San Martino e il povero" scolpito nella pietra e la vetrata incassata nell'ornato balcone per quel che riguarda la sezione verticale, mentre quella orizzontale è definita da un duplice ordine di statue. Il tutto opera di artisti locali abilissimi intagliatori della pietra locale.
L'interno, riccamente decorato, è a croce latina con navata unica, l'altare maggiore è in marmi policromi fiancheggiato da due candide statue marmoree raffiguranti " la Carità e l'Abbondanza" probabili opere del grande artista napoletano Giuseppe Sammartino. A destra del presbiterio, in un armadio, sono custodite le statue d'argento di San Martino e di Santa Comasia (1710-1714) lavori di oreficeria napoletana. Nella cappella del SS.Sacramento si conserva una tela che riguarda "l'Ultima Cena" del pittore Carella, impreziosita da una cornice di onice rosa. Interessante la fonte battesimale di Crescenzo Trinchese del 1773. Sull'altare un gruppo scultoreo rappresenta un Presepe forse della scuola di Stefano da Putignano.

la chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico risale al 1746. Eretta dal frate domenicano Antonio Cantalupi è ricca di elementi decorativi di chiaro stampo salentino. L’edificio presenta una facciata caratterizzata da un elaborata cornice del finestrone posto sopra il portale. All’interno sono degne di nota alcune tele: una raffigurante "la Madonna del Rosario" di Domenico Carella che, si dice, sia la sua opera meglio riuscita ed altre due con "l'Apparizione della Vergine al monaco Soriano" e con "Santa Rosa che contempla Gesù" entrambe opere del bitontino Nicola Gliri

la chiesa del Carmine

La chiesa del Carmine si presenta con una interessante facciata barocca risalente alla prima metà del settecento. Molto bello, all'interno, l'altare maggiore in marmi policromi ad intarsio opera ascrivibile a maestranze napoletane. Splendida la cupola con decorazioni a stucchi che danno un notevole effetto. Nell'abside, su un loggiato a colonnine policrome, è allocata una Madonna del Carmine opera di Pietro De Mauro del 1760. Si possono inoltre ammirare un Crocifisso seicentesco dell'artista gallipolino Vespasiano Genuino ed una tela raffigurante "La Madonna della Libera" di Giovanni Caramia del 1660. Nella sacrestia si trova un dipinto raffigurante "la Madonna del Carmelo, San Simone Stok e confratelli" realizzato dalla confraternita del Carmine nel 1720. Il dipinto rappresenta la Vergine Maria che porge lo scapolare a San Simone Stok, mentre, sulla destra, una folla di astanti assiste all'evento; in primo piano un confratello incappucciato e di spalle mostra lo scapolare carmelitano. La tela è opera del pittore Leonardo Antonio Olivieri originario di Martina Franca ma operante a Napoli .

la chiesa di Sant'Antonio

La chiesa di San Antonio, già dedicata a Santo Stefano, è stata recentemente restaurata. L’edificio conserva una struttura gotica quattrocentesca sul cui fianco destro è possibile vedere il campanile con elementi riconducibili allo stile veneziano. La facciata in stile neo-classico è stata rifatta nel XIX secolo. All'interno, nella navata di destra, rimangono tracce di affreschi del XVI secolo mentre, sull'altare maggiore, campeggia una tela raffigurante "la Madonna delle Grazie fra un nugolo di Santi" opera del Olivieri del 1736. Sugli altari laterali vi sono altre tele e statue tra le quali vanno menzionate Santo Stefano e S. Antonio in pietra policroma attribuite a Stefano da Putignano.

altri edifici religiosi

Nel XV secolo venne edificato il convento di Santa Maria delle Grazie retto prima dai frati dell’ordine degli Osservanti e poi da quello dei Riformati. Allo stesso convento apparteneva l'attuale villa comunale ricca di pini e lecci.
Il convento di Santa Maria della Purità o delle Agostiniane si presenta come un imponente edificio che ha, per tutto il lungo perimetro, un altissimo e continuo loggiato pensile movimentato da statue di angeli e fiaccoloni.
Interessante da vedere è anche la chiesa di San Vito dei Greci risalente al XV secolo con facciata a bugnato terminante con un campanile a vela.
Quasi fuori dall'abitato troviamo la chiesa dei Cappuccini sorta intorno al 1590 e ricostruita circa un secolo dopo. All'interno vi sono pregevoli intagli ed intarsi del settecento mentre, sull'altare maggiore, spicca una tela raffigurante "la Vergine Assunta" eseguita nel 1589 dal pittore Donato Antonio Orlando.

palazzi

Il barocco crea, in alcuni palazzi nobiliari come: Motolese, Grassi e Martucci ed altri ancora, ricchi portali, belle balconate variamente ornate di colonnine e doccioni che sono il frutto di una vera e propria febbre di attivismo edilizio che pervase tutta la città sostenuta non solo dalla nobiltà ma anche dalla ricca borghesia. Questa ricchezza decorativa è cresciuta con il tempo fino a formare un omogeneo complesso stilistico grazie anche all'abilità degli scalpellini locali.

autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>