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Specchia
Non si può parlare di Specchia se prima non si è parlato della Masseria Cardigliano Masseria Cardigliano
La storia di Cardigliano è molto suggestiva. Notizie certe di Cardigliano, si hanno solo a partire dalla prima metà del 900anni. I documenti registrano la proprietà della masseria a Giovanni Greco, il quale vi costruisce uno stabilimento per la lavorazione dei tabacchi, le abitazioni dei contadini, i magazzini per le macchine, la scuola, il forno, il frantoio, lo spaccio di generi alimentari, la chiesa e quanto era necessario e di base per la vita comunitaria dell'epoca. la storia modernaLa masseria, in posizione elevata sulla cresta della serra, si erge sfruttando le pendenze del terreno. Il complesso, costruito nel 1930 come masseria-villaggio, è costituito da una serie di edifici organizzati per funzioni diverse. Le abitazioni dei contadini fronteggiano i vani per la lavorazione del tabacco e definiscono insieme lo spazio ad uso collettivo, dove due fontane sono simbolo dell'Azienda dellAcquedotto Pugliese. Agrumeti, orti e vigneti si estendono a sud ovest in un sistema di terrazze chiuse; mentre le stalle, i depositi e i magazzini di una volta chiudono a sud il complesso, che termina invece a nord con la caratteristica facciata della chiesa. Fino a metà degli anni '50 nella masseria vivevano circa cinquecento abitanti, nuclei familiari confluiti, oltre che da Specchia, anche da Presicce, Taurisano, Miggiano e Ruffano ma con il passare del tempo, una serie di concause, come la fine del monopolio dei tabacchi o l'iniziale scomparsa della civiltà contadina, portano lentamente Cardigliano a svuotarsi. L'antica masseria, che conta 240 ettari di terreni e macchia mediterranea, con 2.500 metri quadri di fabbricati, era una grande azienda agricola che, oltre agli edifici destinati alla lavorazione dei prodotti della terra, soprattutto del tabacco, raggruppava delle piccole unità immobiliari ed una caratteristica Chiesa, che Giovanni Greco commissionò con un prospetto che richiamasse quello della Basilica di San Marco a Venezia. la trasformazioneIn Puglia, pochi conoscono come giungere a Specchia; però molti, negli anni scorsi, hanno visitato Cardigliano, richiamati dal suo stato di abbandono o dal fascino da "paese messicano" evidenziato dalle linee architettoniche degli edifici. Non è stato facile, per i tecnici, collegare il rispetto per l'ambiente con lo sviluppo turistico delle unità immobiliari esistenti nella masseria; accade che, per aumentare la ricettività, vengono edificate strutture alberghiere, che, purtroppo, deturpano incantevoli coste. Dalla metà degli anni'80, l'intera struttura, ed i terreni annessi, è stata acquistata dal comune di Specchia che ha trasformato, con finanziamenti comunitari, il villaggio agricolo abbandonato in un centro turistico all'avanguardia, pur rispettando criteri tradizionali di ristrutturazione. la nuova destinazioneLa struttura avrà un albergo, dei mini alloggi, per un totale di 250 posti, un ristorante, con bar e tea-room, un centro congressi, una discoteca, dei piccoli punti vendita, un museo della civiltà contadina, dei campi da tennis, campi di calcetto, la piscina, la ristrutturata chiesa; inoltre, verranno realizzati: un frantoio, un maneggio, la ristrutturazione di case sparse e dei campi da golf e gli interventi già realizzati sono completi in ogni loro parte sia nell'arredamento sia negli impianti tecnologici. Da qualche anno, a poche centinaia di metri del complesso, grazie al contributo dei Programma di Iniziativa Comunitaria L.E.A.D.E.R., ed attraverso il Gruppo di Azione Locale "Capo S. Maria di Leuca", il comune di Specchia, ha valorizzato e recuperato il bosco esistente, tra le migliori testimonianze di macchia mediterranea nel Capo di Leuca, con la realizzazione di percorsi, l'installazione di cestini per i rifiuti e cartelli didattici sulle piante e gli animali presenti nella macchia mediterranea. Sempre dal punto di vista della sostenibilità ambientale, a Cardigliano, il Comune di Specchia inoltre, realizzerà un intervento di valorizzazione ambientale, culturale e turistica, unico in Italia, già finanziato per tre miliardi dal Ministero dell'Ambiente, denominato "Villaggio Ecologico -Ecosistema Cardigliano". L'insediamento turistico, quotidianamente acquisirà dall'ambiente: il vento, l'acqua e l'energia solare per trasformarli in calore ed energia elettrica ed utilizzarla in loco, inoltre, inevitabilmente, anche tale insediamento trasformerà i residui ed i rifiuti prodotti in calore ed energia. Il progetto Ecosistema Cardigliano adotterà l'approccio delle "emissioni zero" fin dalla fase della pianificazione, raggiungendo diversi risultati: un ottimale impatto ambientale, una notevole diminuzione dei costi di gestione ma soprattutto costituirà un motivo di attrazione per i turisti, attratti dal soggiorno in una struttura turistica unica nel suo genere. Con "Ecosistema Cardigliano", che sarà seguito dal Ministero dell'Ambiente come "progetto-pilota", da replicare in altre zone d'Italia, si vuole garantire un approvvigionamento completo del fabbisogno energetico alle esigenze future della struttura agrituristica, come l'illuminazione od il riscaldamento, attraverso fonti energetiche rinnovabili, solare ed eolico, realizzando generatori eolici c/o impianti con tecnologie a bassa temperatura. Per ragioni turistiche e residenziali, il complesso turistico di Cardigliano, per funzionare avrà bisogno di beni fisici naturali acquisiti dall'ambiente (aria, acqua, energia solare ...) e di beni e servizi economici che produrrà al suo interno o che importerà dall'esterno (beni come i prodotti agricoli, la carta, il carburante, i materiali da costruzione, e servizi quali i consumi, i commerci, il trasporto, la raccolta e il trattamento dei rifiuti, il riscaldamento e l'illuminazione), trasformando la materia e l'energia "acquisite" in residui e rifiuti e da questi in energia alternativa per la struttura e per gli edifici comunali e per l'illuminazione pubblica di Specchia. Cardigliano ha ripreso a vivere, con l'obiettivo di diventare la prima città del sole e del vento d'Italia, ed in ogni caso un centro turistico innovativo e di riferimento per il Mezzogiorno. tratto da: Maurizio Antonazzo, Euromediterraneo, 2001 maggio 16/31, p14 |