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Sternatia [sternatìa]
toponomastica
L'origine del nome di Sternatìa è confuso ed incerto.
Potrebbe derivare dalla forma bizantina Sterna dia Chora da interpretare come luogo dissodato, sterrato, oppure dal greco dialettale Sterna cisterna per la presenza di quattro enormi cisterne che servivano, un tempo, ad approvvigionare di acqua anche i paesi vicini.
Altri studiosi interpretano Sterna teia come cisterna, fonte sacra.
storia
Sternatìa ebbe sviluppo grazie allabbazia di San Zaccaria, importante centro monastico greco, sede dello scrittorio dove si formò il copista Angelo Costantino, autore di numerosi codici greci conservati nelle più importanti biblioteche dEuropa.
Sternatìa , in seguito, seguì la storia simile agli altri paesi ellenofoni salentini.
Nel 1480-81 dal castello di Sternatìa le truppe aragonesi partirono al comando del conte Giulio Antonio Acquaviva per riconquistare Otranto occupata dai terribili turchi. Durante l'assedio lo stesso conte perse la vita nella battaglia del 7 Febbraio 1481, essendo stato decapitato da una scimitarra turca. Si dice che il cavallo tornò a Sternatìa con in groppa lo sfortunato cavaliere senza più la testa.
arte e architettura
La chiesa matrice è stata iniziata nel 1700 ed ha un bel campanile del 1790 opera di Adriano Preite.
Allinterno gli altari del transetto sono opera di Emanuele Orfano con affreschi di G. Arganese, la colonna dellOsanna, sormontata da una croce e quattro basilischi, è stata eretta nel 1588 per volontà del medico Flaminio DAmbrosio.
L'attuale municipio ha sede nel complesso che una volta fu la chiesa ed il convento dei frati domenicani. Linsediamento dei monaci domenicani si ebbe già nel 1491,anche se il convento venne ricostruito nel 1712. Pregevoli sono il portale ed il pozzo al centro del chiostro, mentre nella chiesa è interessante il pergamo lapideo degli inizi del XVIII secolo. Degne di nota le due cripte quella di S. Sebastiano con decorazioni parietali ed epigrafi greche e la cripta di S. Pietro con affreschi del XII secolo.
Il palazzo marchesale Granafei, la cui costruzione è attribuita a Mauro Manieri, presenta, all'interno, dipinti del 1775 opera di molti artisti tra cui Serafino Elmo. Molta importanza acquista il frantoio ipogeo del XVI secolo, anch'esso di proprietà del marchese Granafei, che risulta tra i migliori conservati in provincia ed è stato il primo ad essere recuperato nel 1984. Il frantoio si trova a fianco della porta Filìa cioè "porta della pace", lunica rimasta delle quattro che sorgevano sulle mura.
Fuori dallabitato da segnalare la masseria Caloère con caditoia che prende il nome dai monaci calogeri greci che si erano installati nella zona. Allinterno si conserva un affresco riproducente la Madonna del Carmelo che benedice alla greca.
autore: <Raimondo Rodia>
impaginazione: <Bruno De_Riccardis>
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