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Taranto
arte e architettura
il castello aragonese
Ledificio, nel corso dei secoli, è stato rimaneggiato più volte in particolare nel 1596 e nel 1657 a causa di un incendio .La facciata conserva eleganti forme barocche, apportate da Mauro Manieri nel 1713.
La chiesa si presenta a pianta basilicale a tre navate divise da sedici colonne di marmi policromi con capitelli bizantini e romanici, le navate laterali hanno il tetto a travi scoperte mentre il pavimento conserva parte dell'originario mosaico a grosse tessere, il transetto voltato a botte, da cui si eleva la cupola rifatta nel 1657. Sull'altare maggiore c'è il ciborio risalente al 1653 e poggiante su quattro colonne di colore giallo antico .A destra dell'abside si apre la ricca cappella di San Cataldo (detta anche del Cappellone) i cui lavori di rifacimento iniziarono nel 1657 e si protrassero fino allinizio del XIX secolo in forme riccamente barocche. La cappella è chiusa da una ricca cancellata di ferro e bronzo. Nel duomo vi sono un vestibolo quadrato ed una cappella ellittica coperta da una cupola affrescata da Paolo De Matteis nel 1713 con la "Glorificazione di San Cataldo"; nel tamburo sono affrescate sette storie della vita del Santo.
Attraverso una scala posta dinanzi all'Altare maggiore si accede alla cripta che si presenta a grandi arcate con volte a crociera a sesto rialzato rette da basse e tozze colonne. Nella penombra della cripta è possibile ammirare un sarcofago cristiano e mentre sulle pareti sono visibili i resti di affreschi bizantineggianti. Sovrapposta ad un affresco emerge una bella raffigurazione di San Cataldo dipinta forse nel XI secolo che rappresenta il santo vestito da vescovo che indossa un manto rosso ricoperto dal pallium crociato con al dito splendente l'anello vescovile. Nel duomo è custodito un interessante tesoro: una crocetta aurea trovata nell'arca di San Cataldo attribuita al VII secolo, un bel crocifisso medioevale in avorio, un evangelario in pergamena, alcuni candelieri a croce in rame dorata e coralli rossi forse di fattura siciliana del XVII secolo nonché diversi reliquari. la chiesa di San DomenicoLa chiesa di S. Domenico Maggiore, detta anche di San Pietro Imperiale, è una costruzione che risale al XI secolo ricostruita poi nel 1302 data che confermerebbe i caratteri architettonici e l'appartenenza al periodo angioino. La facciata barocca conserva un grandioso portale ogivale con baldacchino a sesto acuto sormontato da un protiro pensile ed uno splendido rosone. Sul fianco destro, non visibile, vi è un curioso campanile a vela con arco ogivale. L'interno si presenta a croce latina con unica navata, la cupola poggia su quattro archi leggermente ogivali e l'abside è quadrata con volte a crociera . La navata era adorna con un soffitto ligneo dipinto da Carlo Martinelli nel 1717 andato distrutto in un incendio nel 1965 .La cupola, imponente in altezza di forma circolare e poggiante su un tamburo a pianta ottagonale, ha un importante effetto sul profilo della città vecchia. Ritornando all'interno sul fianco sinistro si aprono alcune cappelle cinquecentesche; la prima di queste cappelle è dedicata alla Vergine del Rosario con paliotto eseguito da Nicola e Francesco Ghetti su disegno dell'artista napoletano Domenico Antonio Vaccaro, l'altare è impreziosito da leggiadre cornici marmoree rococò di gusto vaccariano racchiudenti scene sui "Misteri", con al centro una tela raffigurante la Madonna del Rosario. La cappella appartiene alla confraternita del Rosario e da questa, a partire dal 1701, fu adornata di marmi e pitture. La seconda cappella è dedicata a S. Filomena ed è l'unica che non appartiene ad alcuna confraternita, l'altare in marmi policromi riporta al centro una tela raffigurante S. Tommaso. La terza cappella è dedicata al nome di Dio ed appartiene al omonima confraternita .La quarta ed ultima cappella è oggi dedicata alla Madonna Addolorata mentre in origine era dedicata a S. Domenico. Lo stile barocco raggiunge, in questa cappella, vertici altissimi grazie all'opera attribuita ad Ambrogio Martinelli .L'icona dietro l'altare è composta da sei colonne a tortiglione, con al centro una nicchia contenente la statua dell'Addolorata .L'altare rivestito di marmi policromi, costruito nel 1861, custodisce nel basamento una nicchia contenente la statua di Gesù morto. altre chieseIl tempio di San Giuseppe, costruito nel 1640, fu completamente ristrutturato nella facciata esterna durante i restauri del 1934. La chiesa di Monte Oliveto, piuttosto grande con ampia facciata costruita intorno al 1653,, é tra le più grandi della città. Ledificio a croce greca si conclude con una grande cupola ed è ricca di molte opere tra cui diverse statue in cartapesta che raffigurano santi della compagnia di Gesù. Il seminario tarantino fu inaugurato il primo luglio del 1568 alla presenza dell'arcivescovo Colonna; notevole il portale in marmo bianco voluto dall'arcivescovo Mastrilli e la volta della cappella decorata da stucchi di gusto classicheggiante voluta dall'arcivescovo Mazzella. Fuori dall'abitato sulla strada statale si trova la masseria Giustizia che incorpora i resti dell'antica abbazia di S. Maria della Giustizia ricostruita nel XVI secolo su quello che rimaneva di un santuario basiliano .La facciata è impreziosita da un portale ogivale sormontato da un baldacchino: in questo sacro luogo, secondo la tradizione, si raccoglievano in preghiera i crociati prima di partire per i loro viaggi in terra santa.
Il ponte girevole sorge sul canale navigabile tagliato attraverso l'istmo nel 1481 per isolare la città minacciata dalla furia dei turchi invasori .Il canale lungo quattrocento metri e largo settantatré costituisce la principale via di comunicazione fra il mar grande ed il mar piccolo. Il museo nazionale di Taranto è uno dei più giovani musei italiani, ma si può considerare uno dei maggiori dell'Italia meridionale e certamente il più importante museo della Magna Grecia. Il nucleo principale delle sue raccolte è costituito dai ritrovamenti archeologici avvenuti a Taranto, ritrovamenti che in città si susseguono di continuo. Particolarmente interessanti sono le raccolte di statuine in terracotta, ceramiche, oreficerie. Interessante della sezione preistorica quella topografica relativa alle civiltà indigene dell' Apulia antica con vasi provenienti in particolare dalla penisola salentina fra cui abbondano le classiche "trozzelle". |